Strum. Urbanistici

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Responsabile testi, immagini, aggiornamenti: Cristiano Strinati

Storia del Comune

Numerosi ritrovamenti in loco (cippi, monete, tombe), potrebbero far ritenere l’esistenza di Paderno già in età romana. Questi indizi, pur non autorizzando conclusioni definitive circa l’esistenza di un vero e proprio centro abitato in età romana, evidenziano l’importanza della civilizzazione di Roma antica nella zona: la topografia, infatti, ci mostra Paderno collocato al centro della centuriazione del 40 A.C. e proprio all’intersecazione del decumano IX con il cardine XV.
L’esistenza di Paderno (oggi capoluogo del Comune di “Paderno Ponchielli” comprendente anche le frazioni Acqualunga Badona e Ossolaro, un tempo comuni autonomi) è invece attestata con certezza da fonti documentarie risalenti all’inizio del XII secolo. Si tratta di un gruppo di pergamene cremonesi, conservate a Palermo, tra le quali si trova un documento datato 1118, che parla di Ugo de loco Patherno, indicandolo come beneficiario di certi diritti su terreni edificabili, edificati, agricoli e sulle acque che si trovano “in curte Patherni intus castro et foris” e che appartengono all’episcopato bergamasco.
La citata pergamena, viene a dimostrare l’esistenza di un luogo abitato chiamato Paderno, che già a quel tempo, costituiva un insediamento rurale di una certa importanza; ben organizzato, assai attivo, dotato di una chiesa con annesso monastero, era curtis, cioè un territorio rurale comprendente terre di proprietari diversi, ma tutte sottoposte al potere del signore locale; inoltre era borgo con castello e fortificazioni risalenti probabilmente al X secolo, quando la pianura padana conobbe un massiccio fenomeno di incastellamento di fronte alla minaccia delle invasioni ungare.

Mappa settecentesca del paese che evidenzia l’area del castello, circondata dal fossato. La freccia indica il nord.

Inoltre, sta a provare la dipendenza di vassallaggio dai vescovi bergamaschi della famiglia del già ricordato Ugo de loco Patherno. I vescovi di Bergamo, infatti, per un singolare beneficio concesso loro dai duchi longobardi, erano i veri padroni del paese, esercitando sul territorio non solo il potere religioso ma anche quello politico. Il potere dei vescovi di Bergamo sul nostro paese durò ininterrottamente dal periodo longobardo alla fine del Settecento. Con il passare degli anni, tuttavia, la loro autorità andò gradatamente scemando fino a ridursi all’ambito strettamente ecclesiastico.
Le diocesi inoltre furono sovente riordinate e suddivise in Vicariati foranei, vale a dire in distretti comprendenti un limitato numero di parrocchie facenti capo a quella più importante della zona. Queste variazioni comportarono sovente passaggi di parrocchie dall’una all’altra diocesi; nonostante ciò il vicariato di Paderno, assai più vicino a Cremona che a Bergamo, rimase a lungo bergamasco, costituendo un’enclave bergamasca in terra cremonese. Il passaggio di Paderno dalla giurisdizione della diocesi di Bergamo a quella di Cremona avvenne nel 1784. Lo scambio fu deciso tra la Corte di Vienna e la Serenissima Repubblica di Venezia; i due governi, di comune accordo, stabilirono la necessità di ridurre i confini ecclesiastici a quelli civili. Così, con una disposizione datata 2 novembre 1784, il ministro austriaco Wilseck ordinava al vescovo di Cremona, monsignor Ignazio Fraganeschi, di cedere le chiese comprese nella sua diocesi ma appartenenti politicamente alla Repubblica veneta; pertanto le parrocchie di Morengo (BG) e di Urago d’Oglio (BS) dalla diocesi di Cremona passarono rispettivamente a quelle di Bergamo e di Brescia, due città di quella gloriosa Repubblica veneta che sarebbe stata soppressa pochi anni dopo da Napoleone; in cambio la diocesi cremonese ebbe da Bergamo il vicariato di Paderno, comprendente anche le parrocchie di Acqualunga, Ossolaro, Luignano e Fengo.
Ugo si può considerare quindi il capostipite dei Paderno o Paderni, una casata che esercitò i diritti feudali sul paese fino all’estinzione del ramo principale della famiglia, avvenuta proprio alla fine del XVI secolo. A loro subentrarono gli Ugolani che acquistarono il feudo con il titolo di marchesi all’inizio del Seicento, entrandovi, però, in pieno possesso solo nel 1666, dopo aver superato molti ostacoli opposti da altri pretendenti. Il marchese Gerolamo Ugolani fu l’ultimo feudatario di Paderno: con l’evento della rivoluzione francese, infatti, l’ordinamento feudale fu soppresso. Morì nel 1789 senza lasciare eredi: la sua eredità passò quindi al nipote Carlo Bonfio, figlio di una sorella, e poi alla moglie di costui, Laura Pasquali che, rimasta vedova ancora in giovane età, andò sposa a Luigi Sommi Picenardi portando in dote notevoli proprietà terriere e l’antico palazzo Paderno-Ugolani. Laura, si stabilì in Paderno, decidendo di demolire parte del palazzo e di ristrutturarlo secondo i criteri ed il gusto neoclassico del tempo. La ricostruzione avviene nel 1835.

Villa Laura – foto primi anni del 900

La villa – che porta il nome della committente – è opera dell’architetto Visioli, ed è di stretta derivazione palladiana con ali centrali arretrate a due ordini di loggia e frontone a timpano ornato dallo stemma dei Sommi Picenardi. All’interno, l’intero corpo centrale è occupato da un ampio salone ellittico, alto due piani e coperto da cupola a lucernario. Anche il salone è a due ordini sovrapposti, uno di colonne dai finissimi capitelli corinzi, l’altro di cariatidi reggenti la cornice su cui s’imposta la cupola: sedici figure modellate in stucco bianco, ciascuna recante le insegne di un’arte o di una professione.

La filanda Strumia con la simbolica ciminiera, diede lavoro a molte persone tra gli anni ’20 e ’50 del secolo scorso. Venne distrutta da un incendio nel 1992.

Nel 1921 la villa venne acquistata dal signor Silvio Strumia: molto attivo nel campo dell’industria serica, fece costruire nel parco, sul retro della villa, una fabbrica che diede lavoro a numerose donne del paese come filatrici di seta. L’attività ebbe successo per alcuni decenni, ma nel 1950 venne chiusa.

Quattro cambi di denominazione in meno di cent’anni
Il Comune di Paderno, in meno di cento anni, dal 1862 al 1949, ha cambiato per quattro volte la denominazione ufficiale. Prima dell’unità d’Italia, si chiamava solo Paderno; ma immediatamente dopo l’unificazione, alla richiesta del governo piemontese – che invitava i vari Comuni omonimi, ad assumere un appellativo da aggiungere al nome, onde ovviare all’omonimia – il consiglio comunale propose il predicato di “Fasolaro”, in ricordo del fasellifero di vidiana memoria. La scelta, che aveva la presunzione di essere dotta, fu subito recepita dal governo del nuovo Regno d’Italia, ed il comune si chiamò Paderno Fasolaro (M.Gerolamo Vida, vescovi di Alba e arciprete di Paderno, nell’Inno a San Dalmazio, chiama il nostro paese con l’aggettivo tardo latino fasellifero, cioè produttore dell’oculo nigrante fasellum, il fagiolo dall’occhio nero o, come viene chiamato in dialetto, fazulìin de l’ùc). La nuova denominazione, tuttavia, incontrò la generale disapprovazione della popolazione locale che temeva di incorrere “nei dileggi degli abitanti dei paesi vicini”. Subito iniziarono le pratiche per togliere quell’odiato appellativo; ma solo nel 1878, dopo tante suppliche inviate all’“Eccelso Ministero degli Interni”, prima a Firenze e poi a Roma, le richieste ebbero buon esito e il Comune si chiamò Paderno Cremonese; e tale rimase sino al 1929, quando, per l’unione con Ossolaro, il nuovo comune prese la denominazione di Paderno Ossolaro. Ma già nel 1934, in occasione dei grandi festeggiamenti per l’anniversario della nascita del musicista Amilcare Ponchielli nato il 31 agosto di cento anni prima, fu avanzata la proposta di togliere l’appellativo Ossolaro e di sostituirlo con il nome dell’illustre concittadino. Le relative pratiche andarono a rilento, anche a causa della guerra sopravvenuta; e infine, con un decreto del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi dell’ 8 settembre 1950, reso esecutivo il 25 novembre dello stesso anno, il comune poté ufficialmente chiamarsi Paderno Ponchielli. Il paese è sempre stato giustamente orgoglioso del grande musicista concittadino: ad iniziativa delle amministrazioni comunali, sono state indette numerose manifestazioni per onorarne degnamente la memoria. Peraltro nella sua casa natale, di proprietà comunale, è allestito un museo che comprende numerosi significativi cimeli che degnamente ne ricordano la vita e le opere.

Paderno: mappa catastale del 1901 con la vecchia toponomastica.

L’attuale territorio del Comune dopo l’aggregazione al nucleo originario dei territori di San Gervasio (1822), di Acqualunga Badona (1867) e di Ossolaro (1928).

 

Sindaci di Paderno dal 1866 ad oggi:
1866 – Bignami Innocente
1868 – Cremonesi Giacinto
1878 – Mazzolari Giovanni
1886 – Guarneri Lodovico
1901 – Depoli Enrico
1911 – Guarneri Giovanni
1919 – Bozzetti Orazio
1923 – Guarneri Giovanni
1927 – Mainardi Vittorino (Commissario Prefettizio)
1928 – Ferragni Emilio (Commissario Prefettizio)
1929 – Domaneschi Luigi (Podestà)
1935 – Maestroni Antonio (Podestà)
1942 – Balestrieri Enrico (Commissario Prefettizio)
1944 – Guarneri Aurelio Libero (Podestà)
1945 – Bozzetti Orazio (Sindaco del C.L.N.)
1947 – Cigoli Agostino
1951 – Denti Pietro
1960 – Azzini Mario
1975 – Effretti Paolo
1985 – Gaetani Agostino
2004 – Mari Giovanni
2009 – Gaetani Agostino
2014 – Strinati Cristiano

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